Prendo come sintesi la definizione di Michele Serra: “non esiste l’uomo, non esiste la donna: esistono le persone”. Anche se il patriarcato del veterofemminismo è da ristudiare per andare oltre, va detto che proprio il termine “persona” è l’equivoco con cui il patriarcato ancora solidamente piantato nelle società viene rinnovato, per giunta con la complicità femminile. La persona implica la parità, che se non viene coniugata con la differenza, mantiene il “modello unico”, quello che impedisce i diritti di genere. Il diritto al lavoro rende la donna lavoratrice titolare di tutele sociali di maternità, cioè è un cattivo lavoratore. Infatti la Costituzione prevede l’uguaglianza dei sessi, poi spende l’art. 37 per ribadire che la donna lavoratrice ha gli stessi diritti, ma “le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”.
Alle donne non viene riconosciuta la maternità come diritto, cosa che la renderebbe davvero “libera e responsabile”, senza problemi lavorativi e di carriera, anche se dovrebbe essere estesa anche all’uomo una qualche essenziale funzione familiare. La società ha bisogno di correttivi al modello di potere attuale: le donne non sono ontologicamente migliori, ma l’esperienza di secoli di ruolo subalterno (creato da chi inventò le gerarchie di potere a partire da quella proprietaria della donna e dei figli) ha creato una cultura di cui varrebbe la pena tenere presenti i connotati perché la donna Meloni è donna non perché è la presidente del Consiglio (in fondo più realistico “il”), ma in quelle fotografia polemicamente inviata alla Gruber: una bella famiglia di quattro donne sole: non so la nonna, ma le altre qualche problema di genere, compresa la piccolina che non ha più il babbo in casa, ce l’hanno.
E l’uomo resta quello che, anche se non maltratta la famiglia, ritiene che la vita sia fatta di sfide, da cui esce sempre un vincente: risponde concedendo una tregua solo per riprendere la guerra, disposto a tutte le morti pur di non rinunciare alla logica amico/nemico. Come se vincere avesse davvero un grande senso.


Giancarla Codrignani

Giancarla Codrignani è docente e giornalista. Si è sempre interessata di analisi politica. Esperta di problemi internazionali e di conflitti, è stata per tre legislature, nel gruppo storico della Sinistra Indipendente, parlamentare della Repubblica, impegnando la sua competenza nelle scelte politiche pacifiste e – laicamente – di area cattolica. Ha partecipato al movimento femminista e ha continuato ad essere coinvolta nelle problematiche di genere nell’amministrazione di Bologna e nell’Associazione Orlando. Scrive su Noi Donne e pubblica saggi e interventi politici su giornali e riviste anche on-line.