Il solito italiano, islamico convertito, ha sollevato la questione della legittimazione (è un omofobo e non ha approvato la legge della parità affettiva) della poligamia.
Si aprono diversi piani di discussione.
Quello femminil-femminista: per noi donne che “un uomo” possa avere fino a quattro mogli è costume del peggior patriarcato. Non mi piace dire “a meno che non sia  anche androgamica”, perché non la credo questione di parità. Come femminista debbo tuttavia pensare anche che, per altre donne che non hanno possibilità di autonomia, essere “seconde mogli” o “terze” (come, d’altra parte, usava anche nell’antica Cina) è ancor oggi una sistemazione.
Quello moral-moralistico: da noi un uomo può avere una famiglia legittima e mantenerne altre, un tempo illegittime oggi piuttosto di privacy. Gli islamici, infatti, ci accusano di essere poligamici come loro, che, invece, legittimano tutto ciò che conviene ai maschi, compresi i matrimoni a tempo sostitutivi della nostra prostituzione. D’altra parte la poligamia risulta in via di estinzione anche nell’Islam perché l’uomo fatica ormai a mantenere una sola famiglia. Resta il problema dei figli, la grande rimozione.
Quello del riconoscimento dei diritti secondo la legge prescinde da parecchie valutazioni antropologiche: legittimare significa riconoscere diritti monetalizzabili. Diciamo chiaro: chi paga per sanità, assistenza, scuola dei figli, pensioni e tutto il resto di “famiglie” plurime? La legge non può “legittimare” la poligamia effettiva e non solo di principio (come non fa per la gente nostra che si innamora senza voler farsi carico delle responsabilità dell’amore).
Resta infine (ma è centrale) l’opportunità di ragionare di usi e costumi (arcaici?) e di valori sempre imperfetti. La sessualità e i corpi. Se le pulsioni sono animali e ingovernabili (oddio, l’auriga di Platone…); se è ammessa la mancanza di consenso e la violenza (anche tra legittimati, secondo l’antica norma schiavizzante del “debito coniugale” o il “vis grata puellis” dei poeti maschi); se il corpo è soggetto degno di rispetto e cura o se si può considerarlo “oggetto” da  comperare e vendere; da schiavizzare negli abusi (compresa la prostituzione, la tratta, l’utero in affitto, l’aborto, l’appena abolito  caporalato o l’anabolizzazione dello sportivo).
Mens sana in corpore sano? ma quando mai?! La mens continua a far guerre e il corpus a restare squilibrato nelle pulsioni chiamate “naturali” perché proprie dei mammiferi, ma che per quel mammifero che è l’uomo, la cui natura è la cultura, debbono essere civili. Se per la fame naturale siamo passati dalle ghiande alle tavole con pizzi, argenti, porcellane e vivande fantasiose, la sessualità è rimasta ancora ignorante, bruta, la si può degradare nella barzelletta oscena ma dà vergogna nominarla seriamente, si compera e si vende come merce, l’erotismo è ancora confuso con la pornografia, senza che la gente si renda conto di produrre gelosie proprietarie e tragedie efferate, inqualificabili anche per il codice penale (uccidere “per amore”?).
Parliamone, perché stiamo meccanizzando anche il corpo, perdiamo sentimenti, facciamo confusione tra amore e fedeltà, tra rapporto personale, che è sempre anche sociale, tra passione e responsabilità. Forse la riproduzione potrà diventare extracorporea e di libera scelta soggettiva (basta che si arrivi all’utero artificiale: la conservazione del materiale riproduttivo e l’embrione in provetta ci sono già). Ma l’amore deve restare. In tutte le sue umane ancora inesplorate ricchezze.

Categorie: Articoli

giancodri

Giancarla Codrignani è docente e giornalista. Si è sempre interessata di analisi politica. Esperta di problemi internazionali e di conflitti, è stata per tre legislature, nel gruppo storico della Sinistra Indipendente, parlamentare della Repubblica, impegnando la sua competenza nelle scelte politiche pacifiste e – laicamente – di area cattolica. Ha partecipato al movimento femminista e ha continuato ad essere coinvolta nelle problematiche di genere nell’amministrazione di Bologna e nell’Associazione Orlando. Scrive su Noi Donne e pubblica saggi e interventi politici su giornali e riviste anche on-line.