Noi Donne marzo 2024

In una Francia – laicista e presumibilmente evoluta – si tenta di mettere l’aborto tra i diritti costituzionali, ma non credo che sarà un successo. Perché i diritti non vanno menzionati uno per uno senza controversie dovute non agli sfizi del linguaggio giuridico, ma alle sue esigenze: ci si libera dalla pena di morte, ma non credo che vadano citate una per una le specificità della sessualità umana. L’aborto è un evento (se spontaneo) o una pratica (una scelta) che grava sulla donna. Che la finalità naturale (?) sia solo la riproduzione è dubbio, dato che il corpo femminile non è fertile per 365 giorni l’anno, molti sono sterili e altri non sono lbgtq. Giuridicamente il corpo femminile è libero come quello maschile, ma le trappole sono sempre dietro l’angolo e le donne debbono difendersi dalla presunzione proprietaria del corpo e della volontà della donna. Che viene dal patriarcato, un patriarcato che ha investito le donne che hanno accettato lo stereotipo della subalternità e per le più diverse tradizioni educative, soprattutto se religiose. Quindi si arriva all’assurdo – che purtroppo ha visto e vede impegnati anche cultori del diritto – di dare valore di “persona” al “prodotto del concepimento”: per amore di paradosso, la mamma in attesa dovrebbe avere il certificato elettorale doppio, anche se la famosa “persona” dell’embrione è ancora un minore. Mentre non sarebbe impossibile accusare di “offese” e “minacce” la mamma in attesa che fa sport (o per necessità lavorative compie sforzi) che possono danneggiare il feto. Naturalmente il giurista si attiene ai dati reali; tanto più se il giurista è una donna, sa benissimo che altra è la parte emozionale della donna che apprende di essere incinta con gioia e che riscontra i movimenti crescenti della presenza misteriosa che ha in grembo o con la paura di non voler sapere, di non poter accettare, di dover decidere.
Discorsi fatti mille volte? Sì, discorsi fatti mille volte.
Il governo Meloni ha già presentato quattro proposte di legge per limitare l’accesso alla 194. Credo che non ne farà mai una campagna impegnativa perché il governo sa che sarebbe impopolare: ci perderebbe voti. Ma c’è un altro rischio. E’ stata approvata la legge Calderoli dell’autonomia differenziata e la sanità è materia regionale a tutti gli effetti (anche prima la Regione Marche aveva dato la sua interpretazione già meloniana). Significa che le donne faranno i conti con le regioni lasciate in mano ai non progressisti e ai non-europeisti. Il che significa che chi ha voglia di tornare a fare almeno opposizione impugnando tutte le potenzialità di affermazione della propria volontà di rivincita, deve ricordare che il 52 % dell’elettorato è femmina e sperare che voti da femmina consapevole del voto che la rappresenta dove si fanno le leggi e si tutelano i suoi interessi.
Provocazione al Pd e alle frammentazioni progressiste: perché non presentate una proposta per abolire l’obiezione di coscienza dei medici?

Categorie: Asterischi

Giancarla Codrignani

Giancarla Codrignani è docente e giornalista. Si è sempre interessata di analisi politica. Esperta di problemi internazionali e di conflitti, è stata per tre legislature, nel gruppo storico della Sinistra Indipendente, parlamentare della Repubblica, impegnando la sua competenza nelle scelte politiche pacifiste e – laicamente – di area cattolica. Ha partecipato al movimento femminista e ha continuato ad essere coinvolta nelle problematiche di genere nell’amministrazione di Bologna e nell’Associazione Orlando. Scrive su Noi Donne e pubblica saggi e interventi politici su giornali e riviste anche on-line.