Un mese dalla strage di Hamas, verso i due anni di Ucraina/Russia. La guerra si stabilizza in Europa. Non si sa perché ci piaccia. Le manifestazioni – anche quelle cattoliche – parlano della pace, ma sono schierate a favore dei palestinesi. Giustamente perché la vendetta di Israele è la continuazione di una troppo lunga inaccettabile (?) persecuzione, ma non si può riaprire la cancrena dell’antisemitismo. Siamo coinvolti moralmente, ma se vogliamo “fare qualcosa” bisogna assumere posizione politica: stare “dalla parte di” prosegue la divisione e rende difficile la conciliabilità di accordi da prendere assolutamente.

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La questione israelo-palestinese è sotto gli occhi dal 1948. Mai risolta perché nata male. Israele nasce come Stato sovrano integro, mentre la Palestina è formata da “territori”: la Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est. Teoricamente l’unità politica è l’Autorità Nazionale Palestinese, radicata nell’OLP   (Organizzazione  per la liberazione della Palestina) del mitico Arafat: oggi vede ancora in carica Muhammad Abbas, dopo l’impossibilità di rinnovare – dal 2005 – le cariche per l’opposizione di Hamas. Infatti può non piacere, ma la divisione di Gaza dalla Cisgiordania è radicale: sciiti, filosiriano-iraniani, per la lotta armata da una parte, sunniti, moderati, hanno un partito arabo alla Knesset gli altri. Questa volta forse si potrebbe arrivare a vedere una conclusione. Non quella che doveva assumersi in questi decenni l’Europa, mediatrice in nome dei diritti.

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A Gaza non è come a Kiev. Il Medioriente può mettere a rischio gli equilibri internazionali: che faranno il Libano, la Giordania che da sempre hanno ospitatato “i campi” dei palestinesi? L’Egitto? Il Qatar? L’Iran? La Turchia? Biden ha mandato il ministro degli esteri ovunque con risultati magri per l’oltranzismo decisivo di Netaniahu: se prosegue nella strage sarà difficile aprire porte al dialogo. Russia, Cina e India fanno il loro mestiere, ma sono coinvolti. Il Segretario Generale dell’Onu ha detto cose sacrosante, ma Israele ne ha chiesto le dimissioni. E l’Assemblea Generale non arriva a condividere una Risoluzione (tanto Israele non ne ha mai rispettato nessuna).

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Il quotidiano Haeretz da Israele è uscito con il titolo Just Leave, Netanyahu. “Netaniahu, dimettiti”. E specifica il disastro di cui si è reso responsabile questo “scorpione” che ha natura maligna. Il suo comportamento in questi giorni difficili aggiunge offesa al danno: “ Non gli dobbiamo permettere di restare al potere come se fosse per diritto divino. il contesto politico deve trovare una via d’uscita per porre fine al ruolo negativo di Netanyahu. Il prezzo che Israele pagherà per questo regno prolungato è troppo alto”. La libertà del dissenso salva il sistema. Sarebbe bene che “questa” notizia fosse passata in televisione da noi.

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 Non solo noi euroccidentali non abbiamo risolto questo nodo di insicurezza internazionale, ma siamo chiaramente egoisti e ipocriti: in agosto c’era stato un golpe in Niger con grande sconquasso (abbiamo rimpatriato): come sarà andato a finire? In Sudan si accumulano attentati e morti, il Congo pure, ma – più grave – gli armeni del Nagarno Karaback (non lontanissimi dall’Ucraina) due mesi fa erano in fuga dalla pulizia etnica: ricordiamo? E, quante delle armi che uccidono in queste guerre, le abbiamo prodotte noi!

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La generosa collaborazione dell’Albania: che cosa non si fa contro gli immigrati! Forse la Grecia ci invidia. Ma l’Austria e i Balcani strilleranno come aquile. L’Europa chiuderà un occhio? Mah! La domanda da fare per essere a posto con il diritto internazionale è una sola: la registrazione allo sbarco è italiana, paese di prima accoglienza secondo Dublino? Cioè paghiamo il parcheggio, ma giuridicamente i migranti sono sempre “nostri”.

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L’Italia corre pericolo di cambiare Costituzione? Forse sì, se – come sembra – la gente casca nella bandierina del “governo eletto dal popolo” che consegnerà il potere a un individuo/a non perché governi, ma perché comandi. La variante fascista.

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Forse no: la Melloni ci dà dentro per fare polverone sulla legge di bilancio piena di sacrifici. Ma delude che gli italiani parlino della Costituzione senza partire dall’origine: parte dalla Resistenza e dall’antifascismo….

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Anche Augias lascia la RAI/TV. SBAGLIATO! Il servizio pubblico va salvato: lo si contesta e ci si fa scacciare, non si aiuta la privatizzazione.

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L’Unità attacca la Schlein: “tempo finito, ridacci il Pd”. Ci risiamo: non basta De Luca che ce l’ha con i “radical chic senza lo chic”. Le correnti, che valgono poco, perché non ci sono più nomi riconoscibili per fare tendenza e competere, sono “il” vizio ricorrente.

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L’Ucraina nella Nato: d’accordo sul piano politico, ma nessuna dichiarazione porta l’eco della soddisfazione e dell’entusiasmo. Tutti pensano al complicarsi di situazioni nonirrilevanti: è il paese al più alto livello di corruzione…

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L’India, un’altra Grande Potenza. Non ce ne siamo accorti in molti, ma, mentre tutti sanno tutto della “Via della Seta” e dell’ “invasione cinese”, le ambizioni indiane hanno messo su un’ignota alternativa: l’IMEC (India-Middle East-Europe Corridor), un asse economico indo-pacifico-mediterraneo, con un percorso per mare e per ferrovia che lega India, Emirati, Arabia Saudita, Israele e Mediterraneo. Di pace o di guerra? economica!

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Per sentito dire. Da quando è esploso il caso Kashoggi – il giornalista fatto a pezzi in una sede ufficiale – l’Arabia Saudita è, come è giusto che sia, nell’elenco dei paesi illiberali. Sembra che tutti siano diventati così innocentini da non sapere che questo non impedisce le relazioni perfino culturali, certamente mercantili. I capi di Stato e i ministri europei ci transitano inchinandosi alla ricchezza di MbS, Mohammed bin Salman. Trovato un frammento di tempi insospettabili: il 21 novembre 1986 un’interrogazione parlamentare contestava che il ministro della Difesa italiano si fosse offeso per essere stato definito “procacciatore d’armi”, dato che, proprio mentre scoppiava lo scandalo del richiamo dell’Onu per armi vendute al Sudafrica razzista, era in Arabia Saudita, a fare proprio quel mestiere.

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Riesumazioni. Giangiacomo Feltrinelli. Anche lui “terrorista” quando una parte della sinistra oltrepassò la contestazione per approdare alla follia della lotta armata. In vigenza della democrazia: il Pci era arrivato al 37 %, ma era ritenuto “servo dei padroni”. Era la minoranza della minoranza, ma faceva rumore. Ricordare quei tempi significa ricordare Lotta Continua, Potere Operaio, Radio Alice, i Santana, Patty Smith e Lou Reed, il festival di Re Nudo, la pratica dell’autoriduzione, l’Autonomia Operaia e il processo 7 aprile, gli interventi della polizia, l’uccisione dello studente Lo Russo. Anche i moderati pensavano che eravamo un paese libero, qualcuno gli dava ragione “va be’, esagerano ma….”, qualcuno ci si divertiva.

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Giancarla Codrignani

Giancarla Codrignani è docente e giornalista. Si è sempre interessata di analisi politica. Esperta di problemi internazionali e di conflitti, è stata per tre legislature, nel gruppo storico della Sinistra Indipendente, parlamentare della Repubblica, impegnando la sua competenza nelle scelte politiche pacifiste e – laicamente – di area cattolica. Ha partecipato al movimento femminista e ha continuato ad essere coinvolta nelle problematiche di genere nell’amministrazione di Bologna e nell’Associazione Orlando. Scrive su Noi Donne e pubblica saggi e interventi politici su giornali e riviste anche on-line.