L’ EVENEMENT                                     NOI DONNE, 2021

Sono andata a vedere un film durissimo, che dovrebbe essere visto soprattutto dal pubblico maschile. Perché sull’argomento l’uomo resta portatore di una dissociazione atavica che lo induce a rimuovere la propria responsabilità in materia. La materia è l’aborto.
Mi preoccupa la nuova legge del Texas che ha cancellato la “pro choice”, della sentenza Roe vs Wade del 1972, resistendo alle immediate manifestazioni di donne infuriate, ma soprattutto la notizia che la Corte suprema sia pronta a sostenere il governo texano e generalizzare il divieto e conti sulla maggioranza dei voti. a favore. La maggioranza conservatrice imposta da Trump può essere stata incoraggiata dall’intervento della Conferenza episcopale americana che intendeva scomunicare Biden per la sua posizione “abortista”, progetto abbandonato perché la visita in Vaticano del Presidente aveva stoppato l’impegno già in calendario. Il papa non potrebbe opporsi, pena la denuncia di eresia degli oppositori. Anche se la misericordia che lo ispira si è evidenziata nell’omelia all’inizio dell’anno pandemico 2020: “Le donne sono fonte di vita. Eppure sono continuamente offese, picchiate, violentate, indotte a prostituirsi e a sopprimere la vita che portano in grembo… Ogni violenza inferta alla donna è una profanazione di Dio, nato da donna. Dal corpo di una donna è arrivata la salvezza per l’umanità: da come trattiamo il corpo della donna comprendiamo il nostro livello di umanità”. In Italia la resistenza impedirebbe interventi riduttivi della 194, ma Melloni e Salvini si sono già dichiarati.
Da quando la denuncia sociale di una pratica che le donne subiscono, non praticano per libera espressione di volontà – la libera volontà delle donne è quella di decidere se si sentono pronte a una maternità – non c’è alternativa se i rapporti con il partner non rispettano i desideri di entrambi e la donna non può dire no, mentre l’uomo “abusa”. “Ma allora, dice anche il cattolico: perché mi sarei sposato”…. Da quando ci sono leggi “permissive” periodicamente il problema torna a galla e torna all’origine. Infatti il convincimento della maggior parte delle donne (la legge italiana superò lo scoglio referendario con il 68 % dei voti favorevoli al mantenimento della legge) teme i buoni propositi di chi non ha a cuore l’etica umana, ma strumentalizza i limiti sociali del sempre latente pregiudizio patriarcale. Oggi parlano i numeri degli aborti ufficiali, ma prima della 194 si trattava di una pratica clandestina incontrollabile delle cui torture fisiche e psicologiche La storia di Anna si fa carico per darne conoscenza alle ragazze, le cui mamme non disponevano di pillole abortive. Pratiche ancora clandestinamente orribili in molti paesi del mondo svantaggiato, dei cui embrioni nessuno ha mai curato la contabilità.
Sono stata tra i legislatori della 194. Può non essere la legge migliore a seconda di punti di vista differenti. Ma voglio ricordare che il titolo della legge fa riferimento alla maternità libera e responsabile. E voglio riandare alla mia testimonianza di parlamentare laica di fede cattolica. Quando il Partito Radicale sollevò in Italia la questione, non mi scandalizzai per i modi diretti e le autodenunce: era già successo in Francia e, come donna, ero femminista. Ovviamente sapevo dell’esistenza dell’aborto, ma l’educazione mi aveva tenuta al riparo dalla realtà. Mi cadde così il velo dell’ipocrisia sociale che nascondeva l’entità del fenomeno che nel nostro paese andava nell’ordine di decine di migliaia di casi all’anno, la peggior piaga sociale di secoli di patriarcato. Non era più possibile sottrarsi alla contraddizione della pesante condanna legislativa (derivata dal codice della razza e della maternità funzionale al sistema fascista) e di una situazione reale a carico di un’umanità colpevole nel genere tragicamente indotto a scelte a carico della sua intimità fisica e morale. Le donne sole, davanti a situazioni non giudicabili secondo la crudeltà della condanna tranchant: il peccato, la colpa, il reato.
Non solo sono intervenuta i Parlamento ma ho seguito sul territorio la discussione sulla legge e il successivo referendum abrogativo: Non posso dimenticare il silenzio delle donne di Vittoria in Sicilia che seguivano immote le parole del medico, del farmacista, del democristiano locale e accendevano lo sguardo ai miei interventi contestazioni, o le parole a Napoli di una casalinga che – le madri di famiglie numerose erano allora (e ancor oggi nelle richieste ospedaliere) le recidive – diceva concitata “mio marito mi consegna la busta-paga e mi dice ‘vedi tu se ne puoi tenere un altro”. Ho votato e fatto conoscere la legge che non obbliga nessuno ad abortire o ad approvare la pratica abortiva, ma non mi appassiona la difesa dell’embrione e non delle donne: ognuno segua la conoscenza scientifica e morale che sente. Il problema è la violenza inferta alla donna dall’uomo prima e dalla società poi: la maternità deve essere ibera e responsabile, ma anche l paternità. Gli uomini sanno bene che non si va volentieri nemmeno dal dentista, ma non vogliono immaginare che cosa sia un raschiamento: vince l’egoismo, anche a danno di chi dicono di amare. Il film – si intitola La scelta di Anna (in francese L’événement – mostra la situazione negli anni Cinquanta, quando l’incidente si risolveva sul tavolo della mammana senza igiene dopo tentativi di intrugli e veleni: si moriva. In Francia anche di condanna a morte: l’ultima decapitazione di una donna avvenne nel 1943 per una faiseuse d’anges. Il cerchio si chiudeva sempre senza menzionare l’uomo – salvo qualcuno che ogni tanto si accorge che “è anche mio figlio” e protesta contro la legge – pur sapendo che non si nasce per partenogenesi.

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N. B.  Lucetta Scaraffia ha chiamato in causa il papa per le spietate parole sull’aborto e i suoi “sicari”, che sarebbero i medici. E si domanda se questo papa “progressista” non sia invece un conservatore, pur riconoscendo la contraddizione evidente di aver derubricato a “peccato comune” quel peccato eccezionale da confessare solo al vescovo. Lucetta non ha letto gli atti parlamentari dei giorni in cui in Italia veniva discussa la legislazione “per la maternità libera e responsabile” (titolo su cui meditare) e non ha idea dei discorsi ascoltati allora sui diritti del “concepito”. In fondo erano sempre le ragioni per cui il dio Apollo aveva stabilito che è il seme dell’uomo il solo responsabile della riproduzione. Le democristiane, in genere sapevano che quello che dicevamo noi, anche cattoliche, anche una che sarebbe finita in clausura, era la realtà, ma seguivano la scuderia. Oggi papa Francesco esprime il giudizio drastico della tradizione perché probabilmente ci crede, ma in questo momento non può permettersi di esprimere nemmeno la misericordia: gli integralisti reazionari non aspetterebbero altro per formalizzare l’accusa di eresia…. Resta che i preti sono più talebani dei laici perché avrebbero il dovere – Vangelo alla mano – di denunciare la responsabilità dei maschi, anche legittimi, che abusano senza il consenso della donna; ma oggi sulle contraddizioni di Francesco bisognerebbe preoccuparsi: la prassi politica di dare un colpo al cerchio e uno alla botte è il minimo sindacale per schivare le insidie del contesto vaticano.

Categorie: Asterischi

Giancarla Codrignani

Giancarla Codrignani è docente e giornalista. Si è sempre interessata di analisi politica. Esperta di problemi internazionali e di conflitti, è stata per tre legislature, nel gruppo storico della Sinistra Indipendente, parlamentare della Repubblica, impegnando la sua competenza nelle scelte politiche pacifiste e – laicamente – di area cattolica. Ha partecipato al movimento femminista e ha continuato ad essere coinvolta nelle problematiche di genere nell’amministrazione di Bologna e nell’Associazione Orlando. Scrive su Noi Donne e pubblica saggi e interventi politici su giornali e riviste anche on-line.

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