IL POSTUMANO: UN CRISTO – O UN CRISTIANO – CYBORG?

Giancarla Codrignani

“Ecco lo scandalo: l’incarnazione di Dio, la sua concretezza, la sua “quotidianità”. Dio si è fatto concreto in un uomo, Gesù di Nazareth, un compagno di strada, uno di noi. Tu sei uno di noi: dirlo a Gesù è una bella preghiera! Uno di noi ci capisce, ci accompagna, ci perdona, ci ama tanto” : così papa Francesco nell’Angelus del 4 giugno 2021.
Gesù di Nazareth oggi lo incontreremmo su Facebook? Qualcuno lo fa e la Chiesa per meglio accompagnare il Sinodo ha predisposto il click to pray mentre a Bologna il card. Zuppi intende digitalizzare il collegamento tra le parrocchie: la “cura” anche tecnologica è importante: se i/le fedeli passano ore su what’s app, meglio informarli delle conseguenze del virtuale e le aspettative di un mondo in trasformazione che corre e va seguito con una partecipazione più consapevole. Siamo già in presenza del “postumano”. Che Gesù sia “uno di noi” mentre il dio che gli è padre sia unico e distinto in tre persone di cui per Dante solo la luce rende significazione, i modi espressivi aprono al virtuale: fa effetto il titolo dell’ultimo numero di Concilium: Incarnazione in un’era (post)umana. Strano, ma in qualche modo il simbolo eucaristico era già un cyborg: non lo sapevamo e per cautelarsi gli anglicani hanno vietato nei lockdown il ricorso alle piattaforme per consacrare a distanza, raccomandando invece la comunione spirituale.

D’altra parte il futuro sta interpellando il presente davvero in forme sorprendenti: se il Manifesto cyborg di Donna Haraway (1991) è arrivato ai teologi, significa che si scontrano i confini, non solo tra uomo e macchina – o natura e cultura – ma anche tra sacro e profano, credenza e ateismo. Haraway, da femminista, aveva proclamato “meglio cyborg che dea”, ma nel 2019 Elaine Graham pubblicava Apologetics without Apology. Speaking of God in World troubled by Religion: le religioni sembrano sfidate superficialmente sul piano teologico, ma le questioni di fondo incrociano la logica, l’etica, le scienze, la biologia… oggi tocca al tecnologico: non si possono creare altre chiusure per i sospetti che si possano produrre mostri e minacciare Dio.
Che il cyborg sfidi il biologico non significa che necessariamente creerà mostri: stiamo contenendo la pandemia, abbiamo sconfitto la poliomielite son o possibili i trapianti e beneficheremo ancora l’umanità. Se è l’uomo a creare significa che – Allo stesso modo dei genitori che riproducono figli abbiamo sempre creato figliolini della mente (non quella “artificiale” che peraltro è nostra invenzione), macchine e macchinismi non ripetono i passati modelli, i figli vivono le loro esperienze in un altro contesto, rischioso per i genitori. Il rischio di innovare è sempre esistito: non si poteva andare sempre a cavallo e l’automobile ha risolto (e dato) molti problemi: crescere e moltiplicarsi ha le sue conseguenze. Ma è sempre l’uomo – e la donna – a guidare l’aratro con i buoi o la Maserati con il navigatore. I trapianti sono oroutine e nessuno ricorda le perplessità clericali sull’integrità dei corpi risorti.
L’accelerazione dei tempi ci trova sempre più lenti ad aggiornarci. E così paurosi della responsabilità individuale e della libertà generale che perdiamo tempo a discutere sulla “legittimità” delle differenze sessuali, dato di realtà sempre esistito e sempre represso nel pregiudizio della presunta normalità che condannava alla sofferenza, al disprezzo, alla morte. Per i Greci e i Romani gli esseri umani erano liberi o servi “per natura” e ai tempi di Cristoforo Colombo abbiamo sterminato gli indigeni perché “non umani”. Abbiamo inventato il confine con l’ebreo e gli uomini continuano a ritenersi più forti delle donne…. Oggi possiamo definire “naturale” una protesi elettronica?
La scienza promuove le tecniche, ma insieme interpella non solo la propria responsabilità ma anche quella del cittadino che ne fruisce, mentre suscita desideri temerari nei giovani e sconcerto negli anziani.

Dire post-umano può fare davvero paura, anche se lo intendiamo alla Foucault. L’ “umanesimo” rassicurante non ha contorni invalicabili e ridisegnarli è nella loro natura progressiva: i più giovani con il pc possono costruire edifici, creare applicazioni di pubblica utilità e di sostegno a disagi umani. Qualche filosofo (qualche teologo?) riflette sull’incorporazione delle macchine: le gambe artificiali consentono le gare sportive, si progettano dinamiche elettroniche per recuperare arti paralizzati mentre il reazionario vede solo microchip istallati nel cranio a pilotare marionette umane e rinuncia alla conoscenza. L’uso del digitale è sempre più perfezionato e con l’acquisizione della tecnologia quantistica forse dovremo tenere d’occhio l’uso dei sensori che colgono suoni e rumori non percepibili dall’udito e che possono avere ricadute sul militare e sui controlli sociale da cui hanno sempre tratto origine.
Si può temere che per le religioni questa prospettiva sia esiziale? La secolarizzazione non ha fatto danni: era un “mostro allevato dai ritardi delle chiese”: il saeculum è il contesto, che nella cattolicità ancora dipende più dalla Controriforma che dal Vaticano II. Il post-secolare laico di Habermas ha fatto piazza pulita delle ideologie e delle utopie rimaste senza ossigeno. Il cambio d’epoca paralizza l’uomo che, anche non volendo, si adagia e segue l’angelo di Benjamin. Ma non può cancellare il mistero e non può cancellare la speranza.

Ha fatto dunque bene Concilium a provocare il popolo di Dio clericalizzato con il cyborg spirituale, che è secolare e post-secolare. L’anglosassone Elaine Graham, docente di “teologia pratica” all’Università di Chester ci fa capire che l’identità umana è già alterata dall’ubiquità delle comunicazioni virtuali che hanno cambiato la percezione di relazioni che co-esistono a prescindere da spazio e tempo, corpo e società: sono già post-umane. In cui il “post” non significa perdita delle singolarità, ma “un rifiuto della reificazione della natura umana, ambientale e, oggi, tecnologica per gli artefatti che mettono in crisi le distinzioni “naturali”. Se il mondo si è ridotto alle reazioni di piazza contro le vaccinazioni – la doccia fredda sulla modernità e le sue modificazioni complesse – non fa meraviglia che le religioni si sentano in difficoltà; ma lo sono davvero se restano (o ahimè tornano) al “sacro”, non aggiornano i rapporti con la scienza e le tecniche, ma nemmeno con la lettura del Vangelo: Gesù non è simbolicamente parente degli androidi, ma l’umano del non-umano”, come dice Graham, provoca a pensarlo oltre il confine deduttivo che divide l’uomo materiale e il dio metafisico che si è “incarnato”. Quali e quante possono essere le declinazioni dell’essere? Il misticismo cos’è? Jay Emerson Johnson che esercita teologia filosofica, si chiede che cosa viene comunicato a chi partecipa alla celebrazione eucaristica online. Ma su Concilium troviamo con sorpresa che Jennifer Jeanine Tweatt, autrice di Cyborg Selves. A Theological Anthropology of the Posthuman (2912) riprende il ragionamento sulla “produzione del nuovo” dalle intuizioni del teologo gesuita Karl Rahner che – negalla fine degli anni sessanta del secolo scorso!) scriveva The Experimentnwith Man. Theoogica l Observations on Man’s Self-Manipulation in cui sostiene che la “fabbrica (dell’uomo nuovo) non è ancora terminata… i vari edifici si inseriranno tutti in un complesso unico dentro il mondo organizzato: una immensa, unica fabbrica, nella quale l’uomo operabile lavora e vive per inventare se stesso”. Jay ritiene che “sorprendentemente il teologo gesuita guarda agli espedienti spirituali e trascendnetali di automanipolazione come antecendenti storici della nuova epoca radicale dell’automanipolazione in senso empirico” e a sua volta cita il teologo Ron Cole-Turner che, sempre rifacendosi a Rahner, sostiene che “il transumanesimo è un concetto cristiano”. Vale a dire l’aspirazione di Raul Fornet-Betancourt alla totale pienezza che non si può manifestare nel tempo finito. I tecnoumanisti come i postumanisti interpretano la “transizione geologica/biologica/evolutiva” come il “buon Antropocene” che può aprire nuovi spazi epistemolgici: il canadese Lee Cormie apre il suo contributo con san Paolo (tutta la creazione geme fino a oggi nelle doglie del parto) e chiude pregando che “questa storia di apocalisse/risurrezione/rinascita/rinnovamento possa realizzarsi ancora”.

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Giancarla Codrignani

Giancarla Codrignani è docente e giornalista. Si è sempre interessata di analisi politica. Esperta di problemi internazionali e di conflitti, è stata per tre legislature, nel gruppo storico della Sinistra Indipendente, parlamentare della Repubblica, impegnando la sua competenza nelle scelte politiche pacifiste e – laicamente – di area cattolica. Ha partecipato al movimento femminista e ha continuato ad essere coinvolta nelle problematiche di genere nell’amministrazione di Bologna e nell’Associazione Orlando. Scrive su Noi Donne e pubblica saggi e interventi politici su giornali e riviste anche on-line.