E DICIAMO DI AMARE I BAMBINI Adista 16 nov. 2024
GLI ABUSI SUI MINORI
non solo nella chiesa

Giancarla Codrignani

Debbo dire che sono un po’ stanca della continua ipocrisia di una società che ama tanto i bambini e poi li massacra. Non solo in Ucraina e Gaza, dove i rispettivi governi avrebbero dovuto – per comune riconoscimento dell’amore per quelli che sono sempre figli – evitare di andare a guerra o, comunque, cercare in loro nome un’intesa risolutoria senza orgogli nazionalisti e vendette: il diritto di guerra, mai rispettato quando le guerre sono in corso, comanda il rispetto dei civili e i bambini sono civili anche se figli di Hamas. Ma quando c’è guerra, il rispetto delle norme universali salta, a partire dallo stesso codice di guerra. D’altra parte, gli eroi sanno che è nel conto che qualche bambino lo ammazzeranno. In onore alla patria. La propria. Complimenti. Sentivate il peso di aver mantenuto per quasi ottant’anni il mai più pronunciato dopo la seconda guerra mondiale e vi piace tornare a far guerra.
Ma i bambini sono oggetto di violenza in tanti modi: rapiti, educati all’odio, bambini soldati, bambini lavoratori. Altri sono i primi a scivolare dai barconi degli immigrati; se scampano li troviamo a mendicare. I nostri li portiamo a passeggio all’altezza dei tubi di scappamento e diamo loro già a quattro anni un ipad che non contiene solo paperini: a otto l’educazione sessuale se la faranno sui siti porno di internet; poi non è troppo strano se diventano anaffettivi o ammazzano.
C’è però un’altra guerra che la società cosiddetta civile occulta nelle pieghe del costume, che comprende anche le “brutte cose” di cui non si deve parlare. Se le donne bosniache non avessero denunciato i “campi di ingravidamento” in cui, per ordine del comandante, il soldato serbo doveva produrre – nel grembo della donna del nemico – un bambino della propria razza, non ci saremmo accorti che la moglie di Ettore ebbe un bambino dal figlio dell’uccisore di suo marito. Vecchia piaga lo stupro di guerra.
Ma gli abusi sessuali a danno dei minori sono ritenuti di fatto scarsamente rilevanti perché restano soffocati nel silenzio che circonda ciò che non vogliamo sapere. L’Oms denuncia l’indifferenza come causa della colpevole disattenzione al fenomeno. Tremendo pensare che un bambino/a su due sia nel mondo regolarmente soggetto/a a punizioni fisiche e violenze psicologiche soprattutto in famiglia, ma si sa che – non in casa nostra – succede.
Sottovalutato soprattutto il crimine peggiore, l’abuso sessuale giuridicamente confinato nell’ombra della criminalità. La società è così complice che tutti da piccoli hanno ricevuto la raccomandazione di non accettare le sottovalutate caramelle dagli sconosciuti. Oggi i pedofili lavorano su rete e gli adulti sono così incoscienti che mandano in giro foto non solo di gattini, ma dei propri figli deliziosamente attraenti. I quali figli ignorano il pericolo, non capiscono la violenza a loro danno e non sanno opporsi, perché spesso l’insidia viene da persone di cui si fidano, che ledono il loro corpo ma ancor più l’anima, irrimediabilmente.
L’interesse degli specialisti – psicologi, psichiatri, sessuologi, medici, preti (i bambini debbono “confessarsi” per accedere alla comunione) non manca, ma non esiste una reale campagna per promuovere non solo la ricerca – sono evidenti i rischi di sollecitare curiosità e morbosità pericolose – ma la consapevolezza culturale generalizzata del fatto che, non vivendo in società di puri spiriti, dobbiamo assumere l’esistenza del pedofilo per fare cultura diffusa di prevenzione senza produrre i guai di Bibbiano.
Di eccezionale gravità l’abuso se circoscritto in ambiti degni di credito e insospettabili. La Chiesa cattolica ha fatto e fa bene a dire la vergogna del suo “peccato” e a renderlo “reato” per la casistica di specie, che negli ultimi anni conta fortunatamente un numero impressionante di denunce. Mortifica imbattersi in casi-limite e scoprire colpevole il quondam sant’uomo dell’Abbé Pierre! Significa che “non potevamo sapere” perché la società taceva e che, finalmente, oggi cerca di fare luce in un ambito di violenza di grande impatto per l’opinione pubblica. Emerge tuttavia l’impossibilità di disconoscere una piaga sociale che disonora la Chiesa e “fa notizia” per lo scandalo che ne deriva. Giustamente il gesuita p. Zollner sostiene che “è in gioco la trasmissione della sostanza della fede”, ma finalmente scopriamo di che cosa parlava Gesù quando mandava in fondo al mare con una pietra al collo chi “scandalizza un bambino” (Mt, 29,15). E anche la responsabilità della nostra secolare ignoranza, finalmente non più comprimibile. Kamala Harris contro Trump antiabortista ha citato il caso della condanna alla gravidanza per “le ragazzine dodicenni vittime di incesto e stupro”.
Non sono pedofili solo i preti. Giustamente i laici scandalizzati esprimono finalmente l’accusa Ma se la Chiesa terrena impara dal mondo a fare giustizia e il laicato medita su come diventare perfetti, lo scandalo di un clero cattolico che, in tutti i paesi del mondo, si è reso colpevole di crimini infami, la pedofilia è generalizzabile all’interno di tutte le società. E la famiglia è responsabile del numero maggiore di violenze sui minori. Recentemente in Italia Telefono Azzurro ha promosso un convegno (La condizione dei bambini nell’Unione Europea nel 2024) con il dato inquietante: “un bambino su cinque” subisce violenza sessuale, costituita nella maggioranza dei casi (81%) da adescamenti, abusi e sfruttamento sessuali, esibizionismo, soprattutto online, dove gli abusi proliferano e corrompono nella disattenzione delle famiglie e della scuola. Maria Teresa Bellucci ha deplorato che si parli poco di un’emergenza disumana: “Pensare a questi atti lascia un senso di sconforto e paura, i nostri occhi troppo spesso si chiudono”. Ma – si è commentato – “lo Stato non può arrendersi”, come ha detto un rappresentante del governo. E’ comunque la stessa società civile che deve “avere cura” dei suoi bambini: informazione, denunce, prevenzione sono nelle nostre mani per interventi culturali che – senza passare alla demonizzazione e al sospetto incontrollati – sovvertano l’ipocrisia del costume.


Giancarla Codrignani

Giancarla Codrignani è docente e giornalista. Si è sempre interessata di analisi politica. Esperta di problemi internazionali e di conflitti, è stata per tre legislature, nel gruppo storico della Sinistra Indipendente, parlamentare della Repubblica, impegnando la sua competenza nelle scelte politiche pacifiste e – laicamente – di area cattolica. Ha partecipato al movimento femminista e ha continuato ad essere coinvolta nelle problematiche di genere nell’amministrazione di Bologna e nell’Associazione Orlando. Scrive su Noi Donne e pubblica saggi e interventi politici su giornali e riviste anche on-line.