CARO 2 0 2 4, TI SCRIVO    (CONFRONTI gennaio 1924)

I tempi restano sospesi: continuerà il consenso – disgraziatamente mondiale – alla destra? in Italia la destra meloniana funzionerà sempre sotto lo stesso ombrello con il Salvini che è quello che si vede? la Schlein darà all’opposizione visione e programma? come andranno le elezioni europee, ma anche le regionali (Abruzzo, Basilicata, Piemonte, Sardegna e Umbria) e comunali (Firenze, Perugia Bari, Cagliari)?
Guardando lontano si capisce meglio ciò che è vicino. Solo che è veramente incredibile dover accettare il ritorno della guerra come “valore”. A noi europei sembrava che ce l’avessimo fatta: dal 1945 fanno quasi ottant’anni senza guerra! anche se agli altri in conflitto abbiamo continuato a vendere armi. E adesso ci troviamo a dover dare il 2% al bilancio della Difesa, compreso il caccia ipertecnologico Tempest italo-anglo-giapponese pronto per il teatro sudest asiatico. Intanto siamo al secondo anno della guerra Russia-Ucraina, forse a fine corsa, ma dal 7 ottobre viviamo il più tragico degli scontri tra Israele e Palestina, la minaccia che dal 1947 è in grado di portarci alla terza guerra mondiale. Dal pogrom di Hamas alla feroce retaliation su Gaza (e alla mortificazione all’Onu) uscirà una soluzione? Questa volta assolutamente sì
Restiamo in Italia che basta e avanza. Il governo va male a soldi, ma l’Italia si vanta del settimo posto quanto a ricchezza mondiale, solo che ricchi sono i privati e sempre più povero lo Stato: se i conti di Giorgetti impongono tagli, vanno solo alla spesa pubblica e il governo sceglie di penalizzare la sanità, ormai destinata alla privatizzazione, poi la scuola, l’ambiente, le pensioni, i non autosufficienti, le esigenze delle donne, mentre l’emigrazione è problema politico per tutti i paesi e lo spreco del discusso patto con gli albanesi è stato bloccato dagli albanesi stessi. Ci sarà gente che perderà il diritto a salvarsi se non pagherà gli ospedali privati: manterrà il consenso a un governo che in cambio gli dà il “ponte sullo stretto”?
Ma Giorgia Meloni ha puntato in alto: il presidente – come dice lei che per difendersi dall’accusa della Gruber ha postato una foto di famiglia, in cui non si sa nulla della nonna, ma la mamma è un’abbandonata dal marito, Giorgia ha appena licenziato il compagno e la bambina non trova più il babbo in casa, tutte donne, vittime, appunto, del patriarcato – vorrebbe porre fine alla repubblica parlamentare, un’ambizione più fascista che di destra. Comunque la destra liberale di una volta sul presidenzialismo scritto di meglio. Diamoci pure alle scommesse, per prevedere se (non) riuscirà a farcela.
Dopo la maratona quasi comica della legge di bilancio di fine dicembre 2023 bisognerà aspettare che arrivi la firma al Meccanismo di Stabilità, ineludibile dopo la bocciatura dei progetti presentati. Ma anche vigilare perché se non salveremo i diritti, l’anno 2024 sarà peggiore ancora. Succede quando un terzo del paese non va a votare. Infatti “questo” governo rappresenta la maggioranza di 2/3 dell’elettorato. Sarebbe il caso di farlo presente in tv tutti i giorni, tanto più che siamo in campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo: gli italiani erano più europeisti ai tempi di Altiero Spinelli, ma debbono ora salvare l’Europa democratica dai paesi che non rispettano lo Stato di diritto. Non (solo) per la grande idealità degli “Stati Uniti d’Europa” in cui siamo cittadini italiani, ma anche europei, in attesa di diventare cittadini del mondo; ma per interessi: se l’Europa non ci avesse dato i vaccini gratis, il Pnrr e, se si può sperarla per domani, una necessaria fiscalità comune che ponga l’Italia al livello degli altri paesi, in cui le tasse servono a creare i servizi che a noi mancano e, se non se pagano, si va in galera.
Ripetiamo la constatazione solita di inizio d’anno: bisogna cambiare il sistema perché è “vecchio”. Quest’anno novità: le donne hanno clamorosamente denunciato il patriarcato: non si è detto che tenta ancora di vincere imponendo il modello unico e la “parità”, mentre il modello introiettato in tanti secoli e che piace ai maschi è proprio quello che produce violenza “di genere” e tutte le guerre. Forse rifare il punto sui ruoli, riformerebbe il sistema anche a beneficio dei maschi.

Categorie: Asterischi

Giancarla Codrignani

Giancarla Codrignani è docente e giornalista. Si è sempre interessata di analisi politica. Esperta di problemi internazionali e di conflitti, è stata per tre legislature, nel gruppo storico della Sinistra Indipendente, parlamentare della Repubblica, impegnando la sua competenza nelle scelte politiche pacifiste e – laicamente – di area cattolica. Ha partecipato al movimento femminista e ha continuato ad essere coinvolta nelle problematiche di genere nell’amministrazione di Bologna e nell’Associazione Orlando. Scrive su Noi Donne e pubblica saggi e interventi politici su giornali e riviste anche on-line.