Sull’Osservatore Romano (31 agosto 2023) p. Virgilio Fantuzzi ricordò in un articolo il film su Gesù per il quale la televisione italiana nel 1974 aveva contrattato Ingmar Bergman, anche se – racconta il regista svedese stesso nell’autobiografia Lanterna Magica – l’incarico fu poi affidato a Zeffirelli (che realizzò “una vita e morte di Gesù come in un libro illustrato, una  vera  e  propria biblia pauperum”). In realtà Bergman aveva inviato un “piano dettagliato… sulla ultime quarantotto ore della vita del Salvatore”, profondamente coinvolto in un’opera che avrebbe voluto girare nella sua isola di Fàrö in cui i personaggi che vivono nel paesaggio spiazzante rappresentano uno dei drammi più straordinari dell’umanità a cui “sono inconsapevoli di prendere parte” e non sanno quanto sia destinato “a toccare profondamente le loro vite e a trasformarle”. Gli italiani “impallidirono”. Forse preoccupati “Io non sono un credente. Qualsiasi forma di salvezza ultra-terrena mi sembra blasfema.  La mia vita è priva di significato”. A p. Fantuzzi eventuali preoccupazioni degli italiani “impalliditi” – che hanno portato alla perdita del regista (risarcito generosamente) – sono state paradossali: basta un solo film di Bergman a capire che il  Gesù di Bergman sarebbe stato fortemente umano: persino  la “santità avviene dentro  gli esseri  umani e  nelle relazioni che intrattengono”. La  “luce” di Gesù,  per Bergman è brillante, «è quella di un essere umano….un  concentrato  di vita  che  non  può  essere  distrutto” e commenta che la ricerca esistenziale inquieta e profonda di Bergman avrebbe reso il suo Gesù un’opera di valore. Dalle parole di Bergman si colgono note di grande suggestione sui personaggi: la morte “spaventosa e bella”, Maria – che è vedova e vive con uno dei figli – che quando sa che il figlio è stato arrestato va a “vedere di persona… e nulla le sfugge”, Rufo il centurione “che sovrintende la crocefissione…con crescente angoscia”, il gelido Caifa che considera Gesù “un pericolo per il paese e l’ordine pubblico”, la cui collera non riesce più a controllarsi”, la moglie di Pilato che lo implora dopo avergli descritto un sogno sulla “disperazione e il vuoto delle loro vita, il giovane Giacomo minore incaricato della preparazione dell’agnello pasquale e che durante la cena cade in ginocchio “Padre perdonaci, perché non sappiamo quello che facciamo”; e la Maddalena incinta che “è fatta della stessa materia di cui sono. Fatti i veri santi” e che, dopo le morte di Gesù, celebra “una funzione religiosa” e, dopo averlo ritrovato vivo e riceve l’incarico di “informare i discepoli che presto sarà con loro”. Infine Pietro che, superato lo smarrimento, sente svanire lo sconforto parlando con i discepoli a cui ricorda “i doveri che Gesù ha assegnato loro “ verso “chi vive nell’oscurità e nella mortificazione… non devono sperperare l’eredità, altrimenti le loro vite perderanno significato”.
I timidi funzionari Rai ci hanno privato probabilmente di un’occasione di fede laica.


Giancarla Codrignani

Giancarla Codrignani è docente e giornalista. Si è sempre interessata di analisi politica. Esperta di problemi internazionali e di conflitti, è stata per tre legislature, nel gruppo storico della Sinistra Indipendente, parlamentare della Repubblica, impegnando la sua competenza nelle scelte politiche pacifiste e – laicamente – di area cattolica. Ha partecipato al movimento femminista e ha continuato ad essere coinvolta nelle problematiche di genere nell’amministrazione di Bologna e nell’Associazione Orlando. Scrive su Noi Donne e pubblica saggi e interventi politici su giornali e riviste anche on-line.