A INIZIO 2022: AUGURI AL PD a Repubblica/Bo lettere

A fine 2021, auguri per un miglior 2022 al Partito Democratico, l’unico raggruppamento politico che conserva il nome “partito”, termine forse da riproporre dopo le frammentazioni antipolitiche che ci hanno fatto perdere almeno quindici anni per dimostrarsi “partiti di interessi”, peggiori dei “vecchi”. Comunque, dopo la frana Berlusconi, siamo tutti socialmente frammentati e plagiati dai social: i politici “sono tutti uguali”, “tutti corrotti”, “non vale la pena di votarli”, il trionfo del populismo e della mistificazione. Se ai tempi del comunismo democratici e cattolici erano arrivati a pensare che il Pci fosse degno di governare, qualche problema si pone. Perché oggi il Pd non ha un’anima all’altezza del suo messaggio, mentre proprio i diritti sono sotto tiro. Intanto la “gente” (il popolo?) ha disimparato il voto, non rispetta le istituzioni, ignora il parlamento; e trova simpatica la Meloni, Giorgia per il segretario Letta. Ridire che Berlinguer è stato l’ultimo leader dotato di “visione”, serve a poco: la proposta dell’austerità per ridurre la forbice tra paesi ricchi e paesi poveri gli fu bocciato dai suoi nel 1977, ma oggi la sinistra non si contenta di smacchiare giaguari. Anche alla nostra Bologna – un plauso amaro a Pier Vittorio Tondelli che trent’anni l’ha definita party-giana – non basta più che Morgantini distribuisca lasagne alle “cucine popolari” o che ci si divida in Comune sul “passante”.
Perfino il covid ha dimostrato che non ci sono frontiere per chi dice “prima gli italiani”, ma il partito non mobilità neppure sul nostro (nuovo?) essere europei, bisognosi di vendere mortadelle sapendo di volere una normativa finanziaria comune e di conoscere che, con il tecnopolo e il meteo europeo, Bologna è una capitale della scienza. E’ decaduto l’impegno dello Stato che privilegiava la sanità e la scuola pubbliche: a Bologna cancellata la cultura popolare di un Istituto Ramazzini o dei gloriosi “febbrai pedagogici”. Se l’Italia è ricca di denaro privato che rende povero lo Stato, non avremo mai il welfare degli altri europei: vogliamo bisognerà parlarne soprattutto nell’ancora ignota città metropolitana? perché non chiamare i giovani a lavorare online per esporre idee e dubbi del loro partito, come fanno i nonni alle feste dell’unità? Se avete eletto una segretaria, siete disposti ad essere governati da una donna, senza omologarla all’immobilismo burocratico dell’opportunismo interno? Auguri, dunque, al Pd: il 2022 non concederà “bonus”: l’anno dopo ci saranno le elezioni politiche. Non faranno sconti.

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Giancarla Codrignani

Giancarla Codrignani è docente e giornalista. Si è sempre interessata di analisi politica. Esperta di problemi internazionali e di conflitti, è stata per tre legislature, nel gruppo storico della Sinistra Indipendente, parlamentare della Repubblica, impegnando la sua competenza nelle scelte politiche pacifiste e – laicamente – di area cattolica. Ha partecipato al movimento femminista e ha continuato ad essere coinvolta nelle problematiche di genere nell’amministrazione di Bologna e nell’Associazione Orlando. Scrive su Noi Donne e pubblica saggi e interventi politici su giornali e riviste anche on-line.

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