NEGLI STATI UNITI L’ABORTO E’A RISCHIO DELEGITTIMAZIONE

Giancarla Codrignani

La guerra ha eliminato ogni notizia ritenuta “minore”, come non fosse dovere dell’informazione, appunto, informare oltre a nutrire le infinite ansie e recriminazioni sulla guerra della guerra, che è armi tragiche. Così non si sa che cosa succede nel vasto mondo. Negli Usa, uno dopo l’altro – ha incominciato l’Arizona – alcuni Stati a governo repubblicano hanno limitato l’accesso all’aborto. Sono, oltre all’Arizona, la Florida, la Georgia, il Texas e il Missouri che hanno inventato strani impedimenti e divieti, inducendo le donne a manifestazioni di cui non si è fatta informazione adeguata neppure negli States. Come prospettiva è bene sapere che la Corte Suprema è abolizionista.
Grave, anche perché di pari passo cresciuta l’opposizione all’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole e gli attacchi alla pluralità Lgbtq+ che rende difficile sostenere la “naturalità” del concetto di “persona” e di un corpo umano sessuato secondo la tradizione semplificativa sempre un po’ lombrosiana e poco darwiniana del perbenismo religioso americano.
Ma l’aborto resta problema su cui il libero ragionare è ancora incompleto e parziale. Può non piacere, ma la legge 192 ha certamente dei limiti, ma è nata dal riconoscimento non di un diritto – come pensano ancora le giovani – ma della “maternità libera e responsabile” che, nei limiti che obbligano le leggi a nascere da mediazioni tra opposti principi, non ha mai esaurito il tema della “libertà femminile” nel ricorso – forzatamente unilaterale – all’aborto. Perché, se una donna si trova incinta pur non volendo avere conseguenze da un rapporto, significa che qualcosa non ha funzionato. Non è solo la violenza di chi sta sopra per la presunzione che la sua “passione” è irrefrenabile; è anche l’ignoranza, l’incapacità di parlarsi nell’intimità, la mancanza di un’educazione finalizzata all’umano benessere, soprattutto per le coppie stabili, la mancanza di quella prevenzione che esplicita chi dei due si protegge: di fatto le conseguenze sono a carico solo della donna. Che ha diritto a dire il suo no a modalità forzate ed egoistiche chiamate “libere”, che sono soltanto irresponsabili. Con le complicazioni apportate dai progressi della scienza: si sapeva che le formule chimiche che erano alla base del primo contraccettivo, perfezionate avrebbero fornito la pillola del giorno dopo e, poi, l’abortiva che negli Usa si riceve per posta.
L’abortiva – è bene dirselo – riporta la clandestinità per la libertà femminile. Perché la libertà è tutta dell’uomo che non ha più scrupoli – se mai ne avesse avuti -, tanto “ti prendi una pillola”. Quante? Due volte l’anno? E’ un integratore, fa bene alla salute? Se la donna “ha paura” di restare incinta, il “suo” rapporto non è libero. L’aborto, anche se fosse solo un fastidio, è peggio dell’appuntamento con il dentista o l’assunzione di un antibiotico. Meglio non arrivarci.
Resta la legge e il diritto. Credo che in Italia – anche se i giochini elettorali dell’opportunismo fondamentalista non sono da scontare, la 194 non corra pericoli. Però anch’io sui “miei” diritti non intendo scherzare e non capisco perché mai una donna in difficoltà debba chiedere in qualche modo (perché la situazione giuridica è questa) il permesso allo Statoper qualcosa che riguarda il mio corpo e il mio volere. La norma – che fa riferimento a situazioni diverse e non sempre così oggettivamente rappresentabili – dovrebbe far parte di “un diritto sanitario di genere” che le donne dovrebbero richiedere) per ottenere il riconoscimento che il bene/salute non è uguale per i due sessi (lbtcq+ compresi) a partire dal concetto di benessere psicofisico o dalla sperimentazione dei medicinali, comprensivo dell’aborto come pratica riconosciuta con il solo limite delle condizioni sanitarie. Non a carico della libertà femminile.

Categorie: Articoli

Giancarla Codrignani

Giancarla Codrignani è docente e giornalista. Si è sempre interessata di analisi politica. Esperta di problemi internazionali e di conflitti, è stata per tre legislature, nel gruppo storico della Sinistra Indipendente, parlamentare della Repubblica, impegnando la sua competenza nelle scelte politiche pacifiste e – laicamente – di area cattolica. Ha partecipato al movimento femminista e ha continuato ad essere coinvolta nelle problematiche di genere nell’amministrazione di Bologna e nell’Associazione Orlando. Scrive su Noi Donne e pubblica saggi e interventi politici su giornali e riviste anche on-line.