PARTITI E MOVIMENTI
Giancarla Codrignani 
I piani sono due: quello sostanziale è l’invecchiamento delle ideologie, delle prassi e degli stereotipi della politica dei partiti, soprattutto della sinistra, prima della nascita dei movimenti,. La tendenza suicida si perfeziona nell’aspetto formale dell’istituzione, non solo per l’allargarsi, nel sistema più complesso, della perversione burocratica anche se gli interventi parlamentari hanno accorciato i tempi (si poteva parlare per tre quarti d’ora).. I due aspetti insieme hanno infiniti esempi che attestano il ritardo: basta citare l’attesa dell’89, mentre il partito preconizzato da Berlinguer negli anni ’70/’80 era già il Partito Democratico. I movimenti furono (“i girotondi“, poi i verdi, i viola) furono segnali dell’insofferenza della società civile che interpellava, nessuno rispondeva e pensarono di andarsene per il fatti lo. Un buon colpo – ma era nella logica dei tempi – venne dal Partito Radicale: un partito che contraddiceva se stesso perché si poneva come anti-istituzionale.
Comunque oggi sono il PD porta il nome formale di partito, ed è in difficoltà perché vuole giovarsi dei voti non dei potenziali progressisti, ma dei movimentasti, segnatamente del M5S, che ha per emblema il vaffanculo originario così simile al menefrego fascista. E, dopo anni di logoranti manfrine interessate, il Pd di Letta, invece di fare un congresso per recuperare il confronto con le anime sfuse della sinistra compresi i raggruppamenti nati da scismi voluti dalla persistenza del cromosoma autoritario dell’antico Pci.
I cambiamenti ulteriori e il moltiplicarsi delle formazioni politiche (in Parlamento la crescita del Gruppo Misto fatto di scismi individuali non disinteressati), perfino Bersani “il fedele” alla vecchia guardia, si è fatto il partito hanno prodotto la frantumazione ciò che onestamente si chiama la politica, arte incorrotta, ma diventata preda di due fattori negativi peggiori, la personalizzazione della politica (ci basta dire Salvini, la Meloni, come dicevamo il Psi, la Dc) e la captato benevoletiae dell’elettore, fino a votare contro i propri interessi come quando il Parlamento ridusse il numero dei parlamentari con una riforma destinata a penalizzare le sinistre, accettando di condividere la ragione “infame” del “risparmio per l’interesse dello Stato” sugli “stipendi” (sempre stati “indennità e vitalizi e non stipendi e pensioni. La prossima primavera – cioè domani – ci saranno le elezioni politiche: sarebbe necessario andare tutti a votare, non foss’altro per evitare di avere la Meloni come Capo di Governo. In realtà “quella che per convenzione chiamiamo “la sinistra”  lavorando sulla nostra incapacità di rispondere alle domande ha ancora tempo di recuperare “la gente” (una volta si diceva “il popolo”).rispondendo alle domande scomode con il chiedere aiuto a dare una mano per tornare ad avere e favorire la crescita di idee nuove, corrispondenti alle attese della nostra Costituzione che ci ha dato i principi non come valori di tenere in un frigo, s parte, mentre siamo interpellati da chi, avendo lo stesso sentire, sta peggio di noi e ha gli stessi diritti. Si parla di de-globalizzazone, mentre risulta così chiaro che  siamo un unicum: la fatica di essere europei è grande perché siamo già cittadini del mondo: insieme come quando ci ha resi “uguali” la pandemia rifiutandosi di fermarsi alla Alpi come vorrebbe Salvini  La personalizzazione ha fatto esplodere il M5S tra Di Maio che ha avuto bisogno di 15 anni per imparare come si partecipa alla vita parlamentare (merito delle ripetizioni dei funzionari del Mae e per giunta, a suo tempo, ci ha portato quello sciagurato di Conte ad avere potere non sul M5S, ma sulla sopportazione di un pugno di “grillini” pateticamente fedeli a un gruppo di gente che ama figli e nipoti, ma non si fida più nemmeno di Beppe Grillo ,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,

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Giancarla Codrignani

Giancarla Codrignani è docente e giornalista. Si è sempre interessata di analisi politica. Esperta di problemi internazionali e di conflitti, è stata per tre legislature, nel gruppo storico della Sinistra Indipendente, parlamentare della Repubblica, impegnando la sua competenza nelle scelte politiche pacifiste e – laicamente – di area cattolica. Ha partecipato al movimento femminista e ha continuato ad essere coinvolta nelle problematiche di genere nell’amministrazione di Bologna e nell’Associazione Orlando. Scrive su Noi Donne e pubblica saggi e interventi politici su giornali e riviste anche on-line.

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