MEGLIO LE GUERRE INFORMATICHE
Giancarla Codrignani

Posso partire da una considerazione di radice femminista e quindi generatrice di insofferenza per porre una questione rigorosamente politica, anche se da next generation?
A noi donne la guerra non piace, anche se siamo aggressive e competitive: troppa fatica generare la vita per perderla in un attimo perché si fa troppa fatica a negoziare (come facciamo in continuazione) con il nemico (e voi la parte del nemico la interpretate bene). Non ameremmo le sfide, ma c’è chi ci lega l’onore e la vendetta.
Quando Putin promise sfracelli pensavo che avrebbe scatenato la guerra elettronica. No, a Putin e gli altri, donne di potere comprese (forse l’avrei fatto anch’io) stanno bene i morti e il sangue. Tuttavia, se ci guardiamo attorno – stiamo sul web tutto il giorno) ci sono alternative alle armi. Disgraziatamente non la politica e la diplomazia preventiva. La tecnologia prospetta armi migliori: una squadra di hacker specializzati paralizzando il Pentagono fa più danni delle torri gemelle. In Europa obiettivi come i luoghi istituzionali o le grandi imprese non mancano: Si producono danni enormi – sarebbe pur sempre una “guerra”, ma mancherebbero il sangue, l’uccisione del “nemico”, la morte eroica per la patria. Dove stanno le ambizioni scientifiche e tecnologiche di un potere che afferma di tutelare i “diritti umani”, anche se in Ucraina e non nell’Afganistan appena “liberato” o in Libia con cui ci accordiamo per il gas e non per i barconi degli immigrati? Come mai nessuno pone un interrogativo così elementare? O ai maschi (e a femmine destinate a passare alla storia come complici) “piace” risolvere la questione amico/nemico con la violenza che non risponde con la ragione? Pazienza la destra, sempre pronta alle vie spicce e ad assalire la Cgil.
Ha ragione Panebianco a ridividere destra e sinistra su nuovi paradigmi: è vero che dietro il pacifismo ci sta la memoria degli Usa fin dai tempi del Vietnam e Canfora non è filoputiniano, ma esprime il tragico cinismo dei destini umani. Meglio dunque una saggezza realista senza eccessivi ottimismi. Se si avesse voglia di salire un po’ ai piani alti, questa guerra resta il sotterraneo perdurare del conflitto tra Oriente e Occidente da Costantinopoli a Roma e le “seconde Rome”, sostanzialmente un arcaismo che ignora di stare dentro la globalizzazione. Non siamo più così autocentrati nei nostri spazi da credere ancora agli imperi: se qualcosa di grave minaccia gli interessi tra i nostri presunti Grandi, tutto il mondo, a sua misura, reagisce. E l’Africa, sui “nostri” interessi, all’Onu si astiene perché teme di dover pagare i debiti delle “nostre guerre” e questa volta non ci sta (e il suo voto conta).
Ultimo: i Greci hanno avuto Platone e Aristotele. Ma anche Socrate, che era andato in guerra per Atene, quando il regime dei vincitori lo mandò a fare le retate, rientrò tranquillamente a casa difendendo una democrazia bambina destinata a morire giovane proprio quando il filosofo affrontò un processo chiaramente politico e, ribadendo i suoi principi, si fece condannare, lasciando al mondo moderno la propria morte a testimoniare la fragilità di un modello fondato sulla libertà.

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Giancarla Codrignani

Giancarla Codrignani è docente e giornalista. Si è sempre interessata di analisi politica. Esperta di problemi internazionali e di conflitti, è stata per tre legislature, nel gruppo storico della Sinistra Indipendente, parlamentare della Repubblica, impegnando la sua competenza nelle scelte politiche pacifiste e – laicamente – di area cattolica. Ha partecipato al movimento femminista e ha continuato ad essere coinvolta nelle problematiche di genere nell’amministrazione di Bologna e nell’Associazione Orlando. Scrive su Noi Donne e pubblica saggi e interventi politici su giornali e riviste anche on-line.

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