DALLA CORTE SUPREMA AL CORTILE DI CASA
Giancarla Codrignani

Che la Corte Suprema abbia inteso colpire la libertà delle donne non ci piove. Che attraverso le donne l’obiettivo siano le libertà progressiste e il presidente Biden è un dato di realtà. Tuttavia succede che troppo spesso la gente non è bene informata sull’importanza dei problemi politici quando toccano la sfera del sacro. Negli Usa (In God we trust, dicono i dollari) si sa e non si sa del tentativo – stoppato da Francesco che resta pur sempre il papa anche per la USCCB (United States Conference of Catholic Bishops) – di scomunicare Biden perché “pro choice”.
In questo tempo il mondo è pieno di violenza, la guerra è entrata alle frontiere del mondo occidentale (ancora bipolare) e nessuno rileva la contraddizione di quanti sproloquiano sulla vita mentre stiamo superando i trentamila morti per ciascuna parte tra ucraini e russi. Comunque la coalizione conservatrice è all’attacco e simpatizza con gli zombi che hanno oltraggiato Capitol Hill lo scorso anno, come la buona borghesia italiana che accettava disinvoltamente gli assalti alle Camere del Lavoro nel 1920.
Ma se la Corte Suprema è intervenuta sul terreno giuridico, va seguita, perché nessuno si meraviglierebbe se la “questione aborto” tornasse di moda anche altrove a favorire la destra (yo soy italiana, soy madre soy cristiana) e qualche sconsiderato con il rosario in mano ci facesse un pensierino. Non che corra pericolo la 194: è scritta troppo bene – il titolo è inequivocabile per la maternità libera e responsabile e l’interruzione volontaria di gravidanza – ma il tema può fare breccia. Tanto più che in Vaticano la misericordia non farebbe sponda all’aborto. E’ già stata significativa la sobrietà dell’Osservatore Romano sulla sentenza e la raccomandazione rivolta alla Pav (Pontificia Accademia per la Vita) di evitare le ideologie parlando di sessualità e famiglia. D’altra parte in America la resistenza delle donne sembra ottenere concessioni pratiche negli Stati democratici, ma quelli del Sud perseverano e un Biden in difficoltà non si permette di affrontare sfide.
Tuttavia è interessante approfondire la sentenza della Corte, che sconfessa se stessa giudicando errore l’accoglimento della Roe vs. Wade del 1973. Vorrei distinguere, perché, se la Corte ha negato costituzionalità al “principio” dell’aborto, qualche ragione ce l’ha: il principio è, in positivo, la salute della donna, l’aborto le è collegato, ma non è l’obiettivo. Solo che il rinvio dell’aborto alla legge dei singoli Stati è in perfetta analogia con la pena di morte che, al contrario, tocca direttamente il principio della vita. Abbiamo sempre portato laica venerazione per le libertà americane e per una democrazia capace di pensare il diritto alla felicità (scritto non nella Costituzione, ma nella Dichiarazione d’Indipendenza del 1776), ma le contraddizioni si sprecano se per la tutela della vita il Secondo Emendamento riconosce ai privati il diritto (costituzionale) all’acquisto e al possesso di armi anche di grosso calibro, implicitamente consentendo, la soppressione della vita delle persone (che non è solo degli embrioni). Accade così che l’abolizione della sentenza del 1973 acquisti il significato di una gravissima limitazione dei diritti delle donne che sono metà della popolazione americana. Con questo attacco alla libertà femminile – che riguarderebbe anche la libertà maschile se il cittadino maschio non sfuggisse alla responsabilità di lasciare indietro e sola la donna – la questione torna ad essere culturale e politica.
Resta infatti una certa freddezza nelle giovani donne che partecipano alle manifestazioni, ma contano sulla pillola abortiva. Credo che sia necessaria una nuova riflessione sulla qualità delle relazioni intime. Perché può diventare facile per l’uomo dire “prenditi una pillola” un paio di volte l’anno, mentre non si tratta di un integratore salutista, ma, soprattutto, scaricherebbe l’aborto in una nuova clandestinità sempre a carico della donna. Forse quel “catecumenato” di coppia che Francesco sta proponendo ai fidanzati (possibile che la chiesa non capisca che certe parole non le capisce nessuno?) vuol dire proprio questo. Da donna laica e responsabile penso che se ne dovrebbe parlare a scuola con questi animaletti che alle elementari si fanno l’educazione sessuale sul pornoweb.

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Giancarla Codrignani

Giancarla Codrignani è docente e giornalista. Si è sempre interessata di analisi politica. Esperta di problemi internazionali e di conflitti, è stata per tre legislature, nel gruppo storico della Sinistra Indipendente, parlamentare della Repubblica, impegnando la sua competenza nelle scelte politiche pacifiste e – laicamente – di area cattolica. Ha partecipato al movimento femminista e ha continuato ad essere coinvolta nelle problematiche di genere nell’amministrazione di Bologna e nell’Associazione Orlando. Scrive su Noi Donne e pubblica saggi e interventi politici su giornali e riviste anche on-line.

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